


“A me sembran tutti matti!”. Lo diceva Giacomo Puccini un secolo fa, in uno sceneggiato televisivo, guardando con ironia e amarezza un mondo che scivolava verso la Prima Guerra Mondiale. Lo direbbe, forse urlando, Giuseppe oggi, mentre guarda il nostro mondo attraverso lo schermo di uno smartphone.
Questa graphic novel, edita da Diarmonia edizioni, è un dialogo vivo, crudo e necessario. È lo specchio cartaceo dello spettacolo “Caro Giacomo, a me sembran tutti matti!”, ideato per il centenario pucciniano su testi di Marco Testa, un progetto che ha voluto unire la musica alla parola per raccontare che, in fondo, cent’anni non sono nulla se le paure restano le stesse.
Giuseppe è uno studente universitario come tanti. Potrebbe essere il ragazzo seduto in fondo all’autobus, o il tuo compagno di banco. È un giovane schiacciato dalla sfiducia nel domani, dall’ansia di non essere mai abbastanza, dalla sensazione di vivere in un sistema dove l’assurdo è la norma e l’umanità sembra evaporare giorno dopo giorno. Attraverso le sue lettere immaginarie a Puccini, Giusepp scuce la distanza tra il 1924 e il 2024. E cosa ci trova dentro?
Ci trova l’amore tossico e la violenza, quella che spezzava Manon, Tosca e Cio-Cio San, le protagoniste delle opere di Puccini, e che oggi riempie ancora le pagine di cronaca nera. Ma ci trova anche la forza di Minnie e Turandot, donne che alzano la testa e rivendicano diritti, gli stessi diritti che dovremmo garantire ai bambini a cui le guerre odierne rubano l’infanzia, proprio come accadeva un secolo fa. Ci trova i pericoli delle parole che diventano armi: ieri era il pettegolezzo che distrusse Doria Manfredi, oggi è l’odio che viaggia veloce sulla fibra ottica, in una tecnologia che ci connette col mondo ma ci disconnette dalla realtà.
Ho scelto il linguaggio del fumetto perché è immediato, visivo, potente. Perché, come insegnante ed educatore, so che per parlare di temi forti bisogna guardarsi negli occhi. Questa storia è per voi, ragazzi, che cercate un senso in questo caos, e per voi adulti, che forse ve ne siete dimenticati. È un invito a non perdere l’identità umana in nome del progresso. È un invito a leggere tra le righe di un fumetto per trovarci la vita vera. Benvenuti in questo viaggio tra le nuvolette, dove il passato ci insegna a non commettere gli stessi errori nel futuro.
