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tagliare cultura

Parlando di cultura e scuola in tempo di crisi, il punto di partenza è obbligato: è prevalsa in Italia una versione dei fatti secondo cui in tempo di crisi ridurre le risorse (cioè tagliare le gambe) alla ricerca, alla scuola, all’università, al teatro, alla tutela dei beni culturali, alla musica è non solo necessario ma giusto.

Questa è una volgare mistificazione, di solito citata con la formuletta (attribuita a Tremonti) “con la cultura non si mangia”. Spendere per la scuola, per i musei o per i teatri è dunque, in Italia e solo in Italia, considerato un lusso che in tempi di magra non ci possiamo permettere.

Oggi è il momento giusto per investire molto più di quanto si sia mai fatto prima.

La cultura: il cuore dell’innovazione e dell’occupazione

Le attività artistiche, la creazione letteraria, la ricerca scientifica, i progetti museografici, la scuola, l’università hanno una funzione alta e insostituibile nella società. Sono luoghi di consapevolezza e di educazione alla creatività, alla democrazia e ai valori civici e identitari: il cuore di quella capacità di crescita endogena che i migliori economisti individuano come uno stimolo potente all’innovazione e all’occupazione non di quei settori specifici, ma di una società nel suo insieme.

Ci viene propinata quotidianamente una dose letale di perversa retorica dello sviluppo inteso come profitto delle imprese e non come crescita civile ed economica del Paese.

Storditi da un pulviscolo di cifre e dalla necessaria genuflessione al Dio Mercato, dimentichiamo che la cultura non è un lusso, ma è stimolo potente di creatività non solo artistica e letteraria, ma scientifica e industriale.

Quella creatività che produce innovazione e lavoro, e che oggi in Italia è agonizzante perché ha ceduto il passo ai facili guadagni di un’edilizia di pessima qualità, al riciclaggio dei denari delle mafie, allo smontaggio dello Stato e dei beni pubblici, oggetto privilegiato di un’economia di rapina che non produce nuova ricchezza, ma sposta le risorse dalla comunità dei cittadini alle nuove caste prodotte dal neoliberismo spinto che ci governa.

I valori costituzionali da applicare

La cultura fa parte dello stesso identico orizzonte di valori costituzionali che include il diritto al lavoro, la tutela della salute, la libertà personale, la democrazia. Perciò dobbiamo reagire contro l’indifferenza che uccide la democrazia, contro la tirannia antipolitica dei mercati.

Dobbiamo rilanciare l’etica della cittadinanza, puntando su mete necessarie: giustizia sociale, tutela dell’ambiente, priorità del bene comune sul profitto del singolo.

Dobbiamo far leva sui beni comuni come garanzia delle libertà pubbliche e dei diritti civili. Recuperare spirito comunitario, pensare anche in nome delle generazioni future. Ambiente, patrimonio culturale, salute, ricerca, educazione incarnano valori di cui la Costituzione è il manifesto: libertà, eguaglianza, diritto al lavoro.

Nessuno può dire “non ci sono risorse per farlo”: le risorse ci sono ma vengono sperperate.

Serve oggi una nuova consapevolezza, una nuova responsabilità. Una forte azione popolare in difesa del bene comune, della cultura, della scuola, di un’Italia declinata al futuro all’insegna della sua Costituzione.

Scritto nel 2009 ma sempre attuale in tempi di crisi.

Di Salvatore Settis,
archeologo e storico dell’arte italiano

Bibliografia:
1) Azione popolare. Cittadini per il bene comune
2) Costituzione! Perché attuarla è meglio che cambiarla

Altri articoli utili:
Yes, we can! Come la cultura diventa produttiva
Investire in cultura significa investire direttamente nella propria azienda

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