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La trasformazione degli enti lirici in fondazioni di diritto privato appariva lo strumento più idoneo e flessibile per coniugare la razionalizzazione della spesa pubblica con lo sviluppo delle attività culturali. Quindi maggiori possibilità di finanziamento privato subordinato ad una gestione pubblica.

Pubblico o privato?

Siamo sicuri che sia stata la scelta giusta? Perché, allora, non garantire una maggiore autonomia in termini gestionali, imprenditoriali e manageriali? Ma soprattutto, le fondazioni sarebbero disposte a mutare la loro natura giuridica permettendo una maggiore privatizzazione dell’ente?

All’autonomia e unicità delle istituzioni culturali si deve legare anche la responsabilizzazione. Abbiamo visto come in caso di passivi è sempre arrivato lo Stato a sanare i conti, il che equivale ad un fallimento nel settore privato. Allora perché non prevedere delle sanzioni per chi non gestisce in maniera virtuosa l’ente?

Alla base della crisi e dei “rossi in bilancio” delle fondazioni lirico sinfoniche, c’è una fortissima incapacità gestionale e una scadente lungimiranza dei dirigenti delle fondazioni. Ma anche forti interessi economici e politici.

Le competenze economico-manageriali, giuridiche, amministrative e artistiche dovrebbero convergere in un unico organo di gestione.


Le imprese culturali sono soggette, come tutte le altre imprese, alla legge del mercato, motivo per cui le fondazioni dovrebbero sviluppare strategie manageriali e impostare una gestione più virtuosa.

Per questo è ora che la gestione pubblica si faccia da parte, magari con un supporto indiretto, agevolando politiche coordinate e forti per una visione strategica di sviluppo lungimirante, capace di garantire un’offerta culturale di qualità e sistemi di gestione autonomi e più efficienti. C’è un’Italia che funziona formata da grandi professionisti con decenni di esperienza nel settore imprenditoriale culturale.

La causa principale dei recenti dissesti finanziari è sicuramente riconducibile alla trasformazione degli enti lirici di diritto pubblico in fondazioni di diritto privato attuata dal Decreto Veltroni del 1996.


Si è trattato di un semplice cambio di denominazione, appunto da ente a fondazione, senza toccarne la natura sostanziale che resta sempre quella di enti che perseguono scopi di interesse pubblico e, pertanto, mediante l’utilizzo di risorse pubbliche.

Le privatizzazioni erano state attuate per acquisire maggiori risorse private oltre a quelle statali. Ma è mancata, purtroppo, una vera e propria strategia imprenditoriale che incentivasse gli investimenti privati che unitamente alle scarse competenze di gestione, potremmo dire manageriali, dei dirigenti delle fondazioni ha portato le stesse alla crisi attuale.

La patria della musica

Sorge spontaneo chiedersi perché nonostante le straordinarie ricchezze del nostro Paese non riusciamo a considerare la cultura un investimento.

L’Italia e gli italiani hanno una tradizione musicale secolare conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Una fama che spesso riguarda singoli nomi, siano essi compositori, direttori d’orchestra o cantanti.

La patria del melodramma, del teatro d’opera, del concerto grosso, di grandi nomi come Rossini, Donizetti, Bellini, Verdi, Puccini, Mascagni, Paisiello, Cimarosa, Vivaldi, di Guido d’Arezzo, inventore della notazione musicale moderna. Nel mondo siamo conosciuti per l’opera lirica. È questo l’unico settore in cui si parla italiano a livello internazionale.

Bisogna ripartire dal territorio, dalle persone, dall’insegnamento di queste arti già dalla scuola primaria, dalle associazioni culturali, dai grandi professionisti, da una pura coscienza, dall’onestà intellettuale, dalla lealtà verso il nostro Paese e da un sentimento di unità contro l’inadeguatezza degli organi gestionali politici e giuridici che sono sordi da anni ormai.

Sarebbe opportuno redigere una legislazione più adeguata in materia di spettacolo. La realtà poi dirà se i privati sono pronti a svolgere il ruolo da protagonisti e se sapranno dare alla cultura quella risposta continuativa e concreta che essa attende e merita.

Il pubblico sicuramente no.

Approfondimenti utili:
La responsabilità aziendale in tempi di crisi
La privatizzazione degli enti lirici: un fallimento annunciato
Photo credit:
1) Macrolibrarsi, Alternativa naturale
2) Connessi all’opera

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