fbpx
educazione musicale

L’Italia e gli italiani hanno una tradizione musicale secolare conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.

Una fama che spesso riguarda singoli nomi, siano essi compositori, direttori d’orchestra o cantanti. La patria del melodramma, del teatro d’opera, del concerto grosso, di grandi nomi come Rossini, Donizetti, Bellini, Verdi, Puccini, Mascagni, Paisiello, Cimarosa, Vivaldi, di Guido d’Arezzo, inventore della notazione musicale moderna.

Dovremmo essere i primi a salvaguardare e valorizzare il nostro patrimonio. Eppure, l’Italia vive una continua situazione di affanno culturale.

Abbiamo la fortuna di vivere tra monumenti e colossi dell’ingegno umano, beni tangibili ed intangibili inestimabili ma spesso mal gestiti da persone inefficienti ed incapaci di affrontare le sfide del mercato odierno con conseguenti ripercussioni sull’intero settore attraverso il licenziamento di validi artisti, preziose orchestre e cori.

In questo contesto di crisi culturale ed economica, gli spazi si sono ulteriormente ridotti anche per i tantissimi giovani laureati dei Conservatori che ambiscono a trovare lavoro nel settore musicale.

Infatti, solo in parte troverà occupazione. Il maggior numero di posti di lavoro è nell’insegnamento, accedendo alle cattedre di educazione musicale e di strumento musicale nelle scuole medie e nei licei musicali.

Le orchestre stabili sono limitate con un divario abissale con il resto d’Europa. C’è chi opta per l’organizzazione di eventi musicali, dello spettacolo, dei teatri, delle stagioni concertistiche, festival, concorsi. Gli studi di registrazione, i compositori e gli arrangiatori, le case editrici e le etichette discografiche costituiscono un’altra fetta del settore che richiede diversi profili professionali.

Ma la vera crisi è nell’educazione

Partecipiamo alla vita musicale nazionale? Quanto ne sappiamo di teatri, festival, concerti? Appoggiamo le varie iniziative e quanto siamo interessati ad esse?

La responsabilità è nella formazione di stimolare la curiosità e la creatività verso iniziative culturali e artistiche di grande valore.

Bisogna riportare al centro la bellezza della musica senza favorire un sapere preconfezionato, guidando i giovani ad esplorare il mondo alla continua ricerca della conoscenza.


“Le persone hanno bisogno di capire per poter amare. […]
Non bisogna però fare l’errore di confondere
la divulgazione con la volgarizzazione.”

Ezio Bosso


Purtroppo, in Italia, similmente a quanto avviene per altre materie come storia dell’arte, la musica è relegata a “materia minore” o “momento di svago”. Il musicista è costantemente svilito, al punto da venire spesso declassato a hobby a cui dedicare il tempo libero. L’educazione alla bellezza della musica porta ad apprezzarla e a valorizzarla riconoscendone anche il valore economico. Le scuole dovrebbero essere la base fondamentale per trasmettere l’apprezzamento della musica. Abbiamo bisogno di un profondo cambio di mentalità.

Non c’è lavoro perché non c’è interesse e condivisione verso il proprio settore, non si isola la mediocrità, non c’è un sistema di educazione efficace e si è in grado di rinnovare un sistema ormai marcio basato su fabbriche di titoli. È un cane che si morde la coda.


“Nel nostro Paese non si capisce l’importanza
didattica della musica per formare un buon cittadino”

Riccardo Muti


Leggi anche:
Ken Robinson: cambiare i paradigmi dell’educazione

Categories:

Non ci sono commenti

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Ricevi la tua guida gratuita