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Mai come questo momento di crisi è più opportuno pianificare e attuare misure di progettazione e disegni di sviluppo per far ripartire l’industria della cultura. In questi momenti in cui c’è bisogno di pensare a come rinascere, forse, bisognerebbe ragionare in termini di riforme. Le risorse, destinate a non tutti i comparti, o in misure restrittive con parametri specifici per accedere ai finanziamenti, che operano nel settore culturale sono insufficienti.

È prossima la ripresa dello spettacolo dal vivo

Ma con quali risorse e coperture, soprattutto per le associazioni e gli operatori culturali che contribuiscono all’offerta culturale territoriale? Quali sono allora le garanzie di un imprenditore culturale che deve programmare una stagione concertistica senza una sicurezza economica immediata?

Non si vedono risorse concrete per tanti ma solo per pochi. Bisogna che lo Stato adotti misure a sostegno di organizzazioni innovatrici e intraprendenti che possano emergere spontaneamente dal basso.

E allora, perché non rompere la rigidità burocratica, che oggi è d’ostacolo alla realizzazione di partnership pubblico-private, per favorire l’azione, la sperimentazione, l’innovazione di imprese culturali?

È vero, sul modello dei Paesi anglosassoni, si è sviluppato anche in Italia, il sistema della defiscalizzazione per alcune categorie (tax credit e Art bonus). Ma non basta. Come molte imprese anche la cultura farà fatica a rialzarsi con le sterili misure adottate dallo Stato.

Soprattutto le tante associazioni culturali che non potranno accedere, per mancanza di requisiti ingiusti, a contributi nazionali e regionali, al 5 x mille e ad altre forme di finanziamenti privati.

Fate in fretta!

E allora, c’è bisogno che lo Stato punti ancor di più sul tema del fisco come leva per incentivare donazioni e investimenti da parte del privato.

È essenziale, anche la tempestività nell’attuazione di tutti gli interventi di sostegno economico pubblico, cercando di mettere in circolo da subito liquidità e dare ossigeno alle imprese per riprendere a lavorare.

Bisogna superare la rigidità imposta, in termini di gestione, alle istituzioni culturali adottando una linea condivisa di sviluppo e organizzativa. L’intervento pubblico deve aiutare, sia direttamente che indirettamente, e deve garantire maggiore autonomia per le istituzioni culturali che potranno operare in termini manageriali al fine di diventare sempre più sostenibili.

Bisogna quindi:

  • semplificare un quadro già ampiamente complesso;
  • rimuovere ostacoli che possano impedire lo sviluppo del settore culturale, rendendolo più libero, vivace e flessibile;
  • cercare di far emergere nuove proposte innovative capaci di attirare pubblico e far crescere la fruizione culturale. 
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