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Ludwig-Van-Beethoven
O Freunde, nicht diese Töne!
Sondern lasst uns angenehmere
anstimmen und freudenvollere!
O amici, non questi suoni!
ma intoniamone altri
più piacevoli, e più gioiosi.

In un clima sempre più incerto e di continua tensione, dovremmo rievocare le parole dell’Ode “An die Freude“, scritta da Schiller e musicata nella Nona Sinfonia dal genio assoluto Ludwig van Beethoven.

A 250 anni dalla nascita del compositore, l’Ode rappresenta un manifesto di fratellanza universale rendendo sempre attuale il valore etico e il bisogno di questi suoni.

È molto probabile che all’Università di Bonn dove Beethoven, non ancora ventenne, frequentava i corsi di filosofia, entrò in contatto con l’opera di Schiller, amico di Fischenich, docente di diritto dell’università.

L’Ode An die Freude, scritta nel 1785 e pubblicata nel 1786, era diventata un simbolo degli ideali dei giovani tedeschi. Già allora Beethoven aveva immaginato di mettere in musica questa poesia, secondo quanto sostiene Fischenich in una lettera del 1793 indirizzata alla moglie di Schiller. Ma il progetto non si avviò, sia perché il compositore partì per Vienna ma anche per l’incompatibilità con l’insurrezione dell’impero austriaco, che considerava i versi del poeta come immorali e pericolosi.

Solo a partire dal 1808 i suoi drammi furono nuovamente rappresentati sulle scene e le sue opere poterono circolare liberamente. Infatti, il progetto rimase sempre nella mente del compositore che lo inserì nel celebre Finale della Nona, nel 1824.

La prima esecuzione ebbe luogo a Vienna il 7 maggio 1824, al Kärntnertortheater. Solo una parte delle strofe trovò posto nella Nona Sinfonia. Infatti, alcuni versi furono omessi poiché parlavano troppo esplicitamente della libertà dalle catene dei tiranni nell’epoca della Restaurazione.
Il manoscritto originale dell’opera è conservato a Berlino, nella biblioteca cittadina.

Secondo Mila, musicologo e critico musicale, l’intenzione segreta di Beethoven era quella di celebrare non la Freude (Gioia), bensì la Freiheit (Libertà), ipotesi supportata da un quaderno del 1812.
Desiderio che fu espresso da Bernstein, il giorno di Natale, 25 dicembre, del 1989, come parte dei festeggiamenti per la caduta del Muro di Berlino. Bernstein diresse in quella città la Nona Sinfonia di Beethoven e per l’occasione, modificò il testo di Schiller, sostituendo la parola Libertà (Freiheit) alla parola Gioia (Freude).

Attraverso i suoi quattro movimenti questa sinfonia è un grande percorso dal buio alla luce, il passaggio da uno stato di angoscia, frenesia affanno, attraverso la speranza, la dolcezza, fino ad arrivare alla gioia.

Un vero percorso drammaturgico, una visione cosmica che va dalle tenebre alla luce

Il tripudio musicale orchestrale dell’ultimo movimento diventa l’enunciazione di un messaggio di libertà e di fratellanza universale, verso una nuova forma di armonia e di pace, che avrebbe permesso il libero sviluppo di tutte le potenzialità umane.

La Nona Sinfonia rende esplicito il messaggio ideologico presente, in realtà, in tutto Beethoven: la Gioia illuministicamente sentita quale slancio vitale, impegno ottimistico a superare i propri egoismi in una fratellanza di tutti gli uomini.

Alle Menschen werden Brüder
Tutti gli uomini saranno fratelli

Quest’opera è un manifesto assoluto di universalità che enfatizza il valore della musica e del dialogo.

Un inno contro l’odio, un’espressione di speranza e ottimismo verso un futuro in cui tutti possano chiamarsi fratelli.

Seid umschlungen, Millionen
Abbracciatevi, moltitudini

Esiste una sola nazione: il mondo. Non esistono confini. Siamo cittadini di esso.

fratellanza1

1) Gianluigi Mattietti – Programma di sala del Concerto dell’Accademia di Santa Cecilia, Roma, Auditorium Parco della Musica, 26 Aprile 2008

2) Luca Cavaliere – Programma di sala del concerto inaugurale di Serate Musicali-Milano, stagione 2015/16, Milano, Sala Verdi del Conservatorio, 5 ottobre 2015


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